Mi chiamo Gerry
Mi chiamo Gerry, se dovessi descrivermi in una sola parola, sarebbe “Libertà”. Non quella fisica, che pure è preziosa, ma quella interiore, quella che mi permette di volare anche quando i piedi sono ben piantati per terra. La mia casa è il mio studio battezzato come “ il Santuario”, un caos organizzato di tele bianche, tubetti di colore strizzati a metà, fotografie appese con le mollette a un filo e strumenti musicali che aspettano solo un tocco per cantare.
La mattina, spesso, comincio con la pittura. È il mio modo di svegliare l’anima. Prendo i pennelli e lascio che sia la mano a decidere la direzione. Non pianifico mai cosa nascerà sulla tela. A volte sono paesaggi onirici, volti che scorrono verso cieli di un altro colore. Altre volte sono volti, espressioni catturate da un sogno della notte prima. Dipingere per me è come respirare: un atto necessario, inconscio, che libera tutto ciò che ho dentro senza bisogno di parole.
Poi, quando la luce del pomeriggio diventa più calda e lunga, esco con la mia macchina fotografica. È allora che incontro il mondo. Non cerco soggetti eclatanti. Mi fermo per una vecchia porta di legno consumata dal tempo, per il modo in cui l’ombra di una grata disegna un reticolo sul marciapiede, per lo sguardo assorto di una persona seduta su una panchina. Fotografare è un atto di raccolta. Catturo frammenti di verità, di bellezza semplice, di storie silenziose. Ogni scatto è un incontro, un piccolo patto di fiducia con ciò che mi circonda.
E infine, arriva la sera. Le luci si accendono, i rumori della città si fanno più ovattati. È il momento della musica. Prendo le mie percussioni e lascio che le dita trovino la loro strada. Le melodie nascono da un’emozione del giorno, dal colore di un tramonto che ho dipinto, dallo sguardo di una persona che ho fotografato. Suono e canto, e le note riempiono la stanza, trasformandola in uno spazio sacro. È qui che tutto si unisce: il colore, la luce, il suono. È qui che sento di poter comunicare direttamente con il cuore delle persone, senza filtri.
Perché questo, in fondo, è il mio scopo più grande. Non voglio creare solo arte per me stesso. Voglio che la mia pittura porti un attimo di pace a chi la guarda, che le mie fotografie suscitino un sorriso di riconoscimento, che la mia musica accompagni un momento di solitudine o di gioia condivisa. L’arte, per me, è una forma di cura. È la terapia della mia anima, sì, ma è anche il dono che posso fare all’anima degli altri.
Spesso mi chiedono: “Gerry, ma non ti senti disperso tra tutte queste cose? Pittura, fotografia, musica…”. Io sorrido. Per me non sono cose separate. Sono tutte lingue diverse per dire la stessa cosa: amo la vita, nella sua bellezza fragile e sfuggente. E amo la libertà di poterla raccontare così, a modo mio, con tutti i mezzi che l’universo mi ha messo a disposizione. Ogni tela, ogni scatto, ogni nota è un passo in questo viaggio infinito, ed io cammino leggero, con il cuore pieno di gratitudine.
Collaboro con diversi artisti del mondo della musica e della fotografia. Molte delle mie opere sono state realizzate sia per eventi di beneficenza, sia su commissione privata. Forte sostenitore dell’idea di – arte come terapia dell’anima.

Formazione
Autodidatta, approfondisce con studi privati l’arte e la pittura contemporanea degli anni ’70.
